Biomimesi: cos'è?
Data: Lunedì, 16 ottobre @ 11:43:29 CEST
Argomento: Salute


Biomimesi: cos'è?


Chi di voi non conosce la Torre Eiffel?
Molto probabilmente la maggioranza rimarrebbe stupita se qualcuno dichiarasse di essere nell'ignoranza circa la sua esistenza.







Tutti noi conosciamo, chi più chi meno, qualcosa della Dama di Ferro.
Gli appassionati di storia certamente sapranno che la struttura sarebbe dovuta servire per celebrare il centenario della Rivoluzione Francese.
Gli appassionati di metereologia invece sono più interessati a conoscere gli effetti del sole e del vento su questa enorme struttura (il lato esposto ai raggi del Sole si espande leggermente, facendo spostare la cima di ben 18 centimetri e la torre è arrivata ad oscillare 12cm con un vento che ha toccato i 180 km/h).

Gli appassionati di astronomia, invece,saranno contenti nel conoscere che nel 1910 Theodor Wulf, prendendo delle misure delle radiazioni alla sommità e ai piedi della torre, scoprì i raggi cosmici.
Fin qui,a dire il vero,nulla di spettacolare.
Ma cosa mi rispondereste se vi chiedessi cosa accomuna la Torre Eiffel al velcro,ai pannelli solari,ai motori a reazione e alla scatola del cambio?
Adesso non mi sorprenderei se la domanda vi lasciasse un tantino interdetti...è stata la stessa reazione che ho avuto io prima di scoprire l'esistenza di una scienza fantastica:la BIOMIMESI.

La biomimesi (bios=vita mimesis=imitazione) è la scienza che studia e imita le caratteristiche di vari esseri viventi per realizzare nuovi prodotti e migliorare le prestazioni di macchine già esistenti.
La Torre Eiffel è un esempio straordinario di imitazione di qualcosa già esistente in natura.
Quando fu costruita pesava un po’ meno di 7.000 tonnellate! Per dare un’idea, un modello su scala alto 30 centimetri peserebbe solo 7 grammi! Infatti, relativamente parlando, la pressione per centimetro quadrato esercitata a ciascuna delle quattro basi non supera quella esercitata dalle gambe di una sedia occupata da un uomo di corporatura media.
Come è stato possibile questo risultato?
Moltosi deve agli studi sull’anatomia umana di Hermann von Meyer, che concentrò la sua attenzione sul modo in cui il femore si incastra nella rotula.
Questa immensa torre rispecchia alla perfezione la struttura della nostra gamba.

E che dire del velcro?
Nel 1957 l’ingegnere svizzero George de Mestral osservò che i piccoli semi di bardana che gli si attaccavano tenacemente agli abiti erano forniti di minuscoli uncini. Studiò questi semi e i loro uncini, e ben presto nella sua fertile mente nacque un’idea. Lavorò otto anni per creare l’equivalente sintetico della bardana. La sua invenzione ebbe un successo immediato e oggi tutti ne conoscono il nome: velcro.
E una mosca oramai estinta,può aiutare gli scienziati a migliorare i pannelli solari?
Un articolo della rivista New Scientist spiega che uno scienziato, mentre visitava un museo, vide delle foto di una mosca estinta conservata nell’ambra. Notò che gli occhi dell’insetto presentavano una serie di scanalature parallele e immaginò che queste gli permettessero di catturare una maggiore quantità di luce, specie quella che arrivava con angoli di incidenza molto alti. Insieme ad altri ricercatori, cominciò a condurre esperimenti i quali confermarono la sua intuizione.
Ben presto gli scienziati pensarono di riprodurre lo stesso tipo di scanalature sul vetro dei pannelli solari, sperando così di aumentarne la resa energetica. Questo potrebbe anche eliminare il bisogno dei costosi sistemi attualmente necessari per orientare i pannelli in direzione del sole. Disporre di pannelli solari migliori potrebbe voler dire usare meno combustibili fossili, e quindi inquinare di meno: un obiettivo nobile.

Nell’odierna era dei trasporti, scatole del cambio e motori a reazione sono diventati una realtà quotidiana. Ma sapevate che questi dispositivi esistevano già in natura? Prendete la scatola del cambio, per esempio. Questa permette di cambiare marcia, così da usare il motore nella maniera più efficiente possibile. La “scatola del cambio” presente in natura fa la stessa cosa, ma non collega un motore alle ruote. Collega invece le ali! E dove si trova? Nella mosca domestica. Sì, la mosca ha nelle ali un cambio a tre velocità che le permette di “cambiare marcia” in volo!

Il calamaro, il polpo e il nautilo utilizzano tutti una forma di propulsione a getto per spostarsi nell’acqua. Gli scienziati osservano questi propulsori con invidia. Perché? Perché sono formati da parti molli che non si rompono, che resistono a immersioni a grandi profondità e che funzionano in maniera silenziosa ed efficiente. Il calamaro, quando fugge dai predatori, può raggiungere i 32 chilometri all’ora, “arrivando a volte a saltare fuori dall’acqua così da finire sul ponte delle navi”, dice il libro Wild Technology.

Scoperte come queste ci aiutano a capire che la natura è una vera e propria miniera di progetti eccellenti che aspettano solo di essere scoperti,compresi e, quando è possibile, copiati in modi utili.



Desirèe Corigliano





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